r4 - 14 Oct 2009 - 14:03:09 - TobiaBrunelloHome   Ricerca

ATLANTE STORICO-POLITICO VENEZIANO NOVECENTESCO

La storia della politica veneziana contemporanea, nelle sue forme espressive e con suoi principali protagonisti, attraverso i momenti, le fasi e le dimensioni essenziali che si intreccia con il contesto della vita culturale e sociale della città di Mestre e Venezia. Questo lo scenario dell'Atlante Storico-Politico Veneziano Novecentesco uno strumento pensato per orientarsi in cinquant'anni di storia che hanno mutato profondamente il territorio veneziano. Non solo dal punto di vista urbanistico, ma anche nella sua composizione sociale, nelle popolazioni che lo abitano, nell'economia, nei modi e nelle forme politiche che ha espresso. Un Atlante aperto che si basa su strumenti collaborativi come il Dizionario Biografico dei Veneziani, su ricerche archivistiche, su fonti orali, su archivi fotografici (Immagini dalla Politica Veneziana). Il collante dell'Atlante è il sito della Fondazione Gianni Pellicani che permette di navigare agevolmente tra file audio, video, testo ed anche al più presto su mappe tematiche che permettano di visualizzare alcuni luoghi della politica a partire dalle sezioni dei diversi partiti nel territorio di Mestre e Venezia.

Per informazioni rivolgersi a Giuseppe Saccà all'indirizzo fondazione@fondazionegiannipellicani.it.

RICERCA ARCHIVISTICA

L’attività di ricerca proposta dalla Fondazione Pellicani ha come centro lo studio di documenti ad oggi sostanzialmente inediti nella ricerca storica così da poter realmente approfondire la conoscenza delle vicende politiche del Comune di Venezia in un periodo durante il quale Gianni Pellicani ha rivestito un ruolo significativo, ossia dagli anni sessanta agli anni novanta del novecento. I documenti cui ci si riferisce sono gli atti prodotti durante l’attività svolta in incarichi pubblici, quali il consiglio comunale, le commissioni consiliari, la giunta comunale, il parlamento italiano anche qui declinato nelle sue commissioni ove è stato attivo Gianni Pellicani. Quindi un taglio attento alla dimensione politica del dibattito cittadino perché si parte dall'assunto che, sopratutto negli anni dei quali trattiamo, “la politica sia punto di condensazione” [R. Remond] di diverse spinte economico, sociali e culturali. Una documentazione ad oggi poco utilizzata dagli studiosi . Gli studi storici devono ancora addentrarsi nelle tematiche legate al dibattito politico veneziano degli anni sessanta e successivi. Anni che appaiono determinanti per la genesi e l'affermazione di scelte legislative e amministrative figlie di un nuovo modo di leggere ed interpretare il Comune di Venezia. Si affermò allora l'idea di una Città-territorio interconnessa (Venezia, Mestre, Favaro Veneto, Marghera, ecc.) superando la visione del primo Novecento di una città storica scissa dal polo industriale di Marghera, nella quale gli abitati urbani di terraferma erano pressoché misconosciuti, e la visione dei primi anni settanta esemplificata dalla triade città storica – Porto Marghera – terraferma nella quale le diverse parti vivevano una dialettica unicamente conflittuale. Un differente rapporto tra le componenti di un unico Comune che è simultaneo all'affermazione di un nuovo ruolo dell'Ente Comunale, sia verso l'esterno, ossia in rapporto allo Stato centrale e all'Istituto regionale, sia al suo interno con nuovi organi (Consigli di Quartiere, Assessorato alla Programmazione e all'Ecologia, ecc.) e forme manageriali di controllo interno (riorganizzazione della pianta organica dell'Amministrazione). Infine le fonti individuate permettono di delineare alcune caratteristiche della classe dirigente politica veneziana e italiana che si è cimentata nel governo della città di Mestre e Venezia. Ma affrontare una massa di documenti così cospicua affidandosi a una logica prettamente cronologica, porterebbe a un sicuro naufragio. È stato scelto quindi in questa prima fase un argomento che potesse porre in evidenza gli atteggiamenti della classe dirigente politica su un tema così complesso come l'idea di Città e dei modi per governarla. L'oggetto dello studio si è quindi focalizzato sulla genesi della Legislazione Speciale. L'argomento scelto permette di riallacciarsi ad un problema di lungo corso, ossia la difficoltà del territorio veneziano, di terra e di acqua, nell'interpretarsi dallo scoppio della Rivoluzione Industriale

da quando Venezia perdette la qualifica di capitale di uno stato, il mare e l’isola hanno rappresentato un palliativo per i paladini della conservazione di uno status quo della città, emarginandola oltre i confini della “terra”. I sostenitori del mito “insulare” o “neoinsulare” si sono qualificati artefici della sopravvivenza di Venezia, ridotta a tenutaria della propria esistenza fondata sul mito del passato. Di contro i “novatori” facitori ad ogni costo, apologeti del moderno, anzi del “postmoderno”, si sono tuffati nella bramosia del cambiamento, in tutti i modi e con qualsiasi mezzo, non importa perché, non importa come, pur di entrare nel giro di lustrare nomee. Tutti fuori del tempo e dello spazio, con la conseguenza di emarginare, buttare fuori gioco, quasi rimuovere il soggetto della diatriba, la città, per far posto come mezzani ad ogni oggetto di sfruttamento, a qualsiasi costo ed in qualunque modo. Con il risultato finale di ridurre la città ad un rapido “usa e getta”, “mordi e fuggi”, “dentro e fuori .

Le entità statuali alle quali appartenne Venezia durante l’800 sono importanti per comprendere certi sviluppi congiunturali, ma si possono, in ultima analisi, considerare non determinanti nella decadenza della città. Il problema di fondo, riuscire a “conciliare” la forma urbis, con il tempo che viveva, rimase irrisolto. Anche i governi italiani pre-repubblicani tentarono di trovare alcune soluzioni. I progetti per un rilancio della città si susseguivano, “i 100 progetti per Venezia” ne sono una precisa testimonianza. Non si tentò solamente di modernizzare le strutture portuali, ma si cercò di industrializzare la città, si fondò il primo istituto di studi superiori economici e commerciali in Italia e il terzo in Europa e si potenziarono le strutture culturali. I problemi che si dovevano affrontare erano immensi, da quelli finanziari (la città era lungi dal possedere mezzi in maniera adeguata e a livello nazionale la situazione era tutt’altro che rosea) a quelli tecnici, così si attirarono capitali stranieri . Da quando costruire un’industria significava incidere in maniera pesante nel tessuto urbano della città, ebbe inizio la battaglia tra i cosiddetti “novatori” e chi già allora intravedeva la possibilità di puntare tutto o per lo meno le carte maggiori sulla monocultura del turismo. Queste due frangie si intersecheranno con altri due correnti: i cosiddetti neoinsularisti, gelosi del mantenimento assoluto della forma urbis della città storica e chi vi si opponeva. Dalla fine del ‘800 fino al 1917 i novatori si confondevano con i neoinsularisti per poi scambiarsi la posizione in un gioco di specchi a volte di difficile decifrazione che prosegue tutt’oggi. I termini sono cambiati, le posizioni a volte più sfumate a volte molto radicalizzate, ma dallo “scoppio” della rivoluzione industriale Venezia ha a che fare con questi schieramenti. In questo scenario di lungo periodo, gli anni sessanta e settanta del Novecento assumono ancora maggior importanza perché il territorio veneziano, seguendo dinamiche che si affermarono su scala mondiale, pagò sulla sua propria “pelle” il tramonto del paradigma fordista e la fine del “trentennio d’oro” . Infine si è deciso di affiancare alle fonti parlamentari quelle locali (atti del Consiglio Comunale di Venezia) per meglio analizzare la dimensione politica locale. Tale scelta non è intesa tanto ad integrare e completare la situazione politica nazionale, bensì a recuperare la complessità dell'articolazione territoriale, sociale e politica culturale del paese. Un paese nel quale le Autonomie Locali, seppur in un ordinamento di stampo centralistico, hanno visto nel tempo accrescere le loro competenze e la loro influenza come dimostra proprio la genesi della Legislazione Speciale. E anche in questo campo “il dibattito storico arriva con il fiato corto: a un chiaro irrobustimento degli Enti Locali non si sono accompagnati studi, analisi, interpretazioni su questa istituzione che avessero al centro una ricostruzione storica dettagliata su quanto compiuto in seno agli organi consiliari di Giunta, sulle scelte e gli indirizzi presi, sui rapporti con altre istituzioni centrale e periferiche. L’analisi di tale natura vengono piuttosto da altre discipline, ma appare molto difficile rintracciare un’analisi stringente di taglio storico sull’amministrazione di una o più Ente Locale” . Inoltre tra il 1961 e il 1975 la maggioranza di Governo del Comune di Venezia fu omogenea. A governare infatti fu continuativamente il centrosinistra ossia una formula politica che si basava sull'alleanza di DC, PSI e PSDI. Ciò permette di tratteggiare in maniera uniforme come le diverse forze politiche locali si comportarono in merito alla legislazione speciale in un assetto politico stabile.

La prima ricerca nata con questo taglio Il governo della città di Mestre e Venezia. La genesi della legislazione speciale e la stagione del centrosinistra è in corso di stampa.

STORIA ORALE

Accanto alle fonti archivistiche, in collaborazione con l’Università di Ca’ Foscari si è dato il via a una serie di interviste a protagonisti dell’epoca. Un progetto di ricerca che vuol mettere a fuoco il rapporto tra impegno politico e amministrazione cittadina, che nel corso degli anni settanta cambia molti connotati rispetto ai decenni precedenti. E’ un fenomeno molto vasto, non solo veneziano e neppure solo italiano, che ha a che fare con la crisi dei grandi progetti di trasformazione della società e con le nuove soggettività emerse all’indomani del ’68 e dello shock petrolifero del 1973. A Venezia esso attraversa alcuni snodi sociali, politici, istituzionali: le lotte operaie a Porto Marghera; la crisi e ridefinizione del ruolo del polo chimico industriale; uno scontro acceso e diffuso sugli strumenti e le forme dell’agire politico; il dibattito sull’approvazione e poi l’applicazione della legge speciale del 1973; l’affermarsi nel 1975 di una giunta “rossa”; il consolidarsi di uno spazio amministrativo regionale (1970) e l’emergere di una discussione molto vasta sull’assetto della città, sul rapporto tra questa e la Regione e sul decentramento amministrativo che porterà – tra l’altro – al primo referendum per l’autonomia di Mestre dal centro storico nel 1979 e alla nascita dei consigli di quartiere. A partire da tali premesse si è avvita una raccolta di testimonianze tra i protagonisti di quella stagione: “storie di vita” intese come testimonianze su una fase della storia sociale, politica e amministrativa di Venezia e del suo territorio (una fase sulla quale la storiografia si sta appena affacciando), come ricostruzione di singoli percorsi biografici (il cursus honorum, i luoghi e le forme dell’apprendistato e della selezione del ceto politico cittadino), ma anche come interpretazione soggettiva delle motivazioni che hanno orientato quei percorsi (ovvero come antropologia della militanza al tempo che fu insieme di massimo fulgore e di incipiente crisi della “Repubblica dei partiti”).

Ad oggi sono stati video intervistati oltre 30 protagonisti dell’epoca e il materiale sarà reso disponibile per approfondimenti nel sito della Fondazione e per la consultazione integrale nei locali della Fondazione.

IMMAGINI DALLA POLITICA VENEZIANA

Il progetto Immagini dalla politica veneziana si pone l'obiettivo di far emergere i volti, i luoghi, le forme, i modi della vita politica cittadina per portarne alla luce alcuni particolari inconsueti, poco conosciuti se non addirittura dimenticati, creando così un grande "album fotografico politico" a disposizione di tutta la cittadinanza ed anche di coloro che vorranno utilizzare le immagini per ragioni di studio, di ricerca storica o iconografica. L'arco temporale della raccolta è delimitato dalla prima campagna elettorale per le elezioni amministrative nell'Italia liberata (1946) e il 1993, anno della prima campagna elettorale modellata sull'elezione diretta del Sindaco. L'attenzione che la Fondazione rivolge alla fotografia deriva dalla centralità che questa assume nel mondo contemporaneo e dunque la sua importanza come fonte di studio per la storia contemporanea. Infatti dai primi decenni del '900 la fotografia è diventata un mezzo di comunicazione di massa utilizzata a diversi livelli, a partire dal livello governativo, anche per raggiungere un più ampio consenso. Dopo la seconda guerra mondiale la produzione di fotografie coinvolge grosse fette della popolazione, così crescono in maniera esponenziale sia il numero degli scatti che i fotografi. Un'arte giovane, ma dalla complessità di lettura estrema. Al fine di rendere le immagini fruibili per ricerche scientifiche, tutte sono catalogate seguendo i dettami dell'ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) quindi utilizzando criteri omogenei e condivisi a livello nazionale e internazionale. Le fotografie sono descritte con indicazioni "minime" quali il contesto in cui la fotografia è stata scattata, la data e il luogo dello scatto assieme ad alcuni dati tecnici. Tutte le foto riportano il nome del fondo nel quale sono conservati gli originali così da avere una mappa dei luoghi di conservazione del patrimonio fotografico veneziano. Ma il progetto Immagini della politica veneziana ha anche l'obiettivo di proporre all'utenza più ampia possibile uno strumento in grado di essere facilmente fruibile. Per questo tutte le immagini sono consultabili attraverso un sito internet che è in grado di rendere le ricerche immediate per l'utente finale. Inoltre per facilitare il massimo interesse e diffusione delle immagini sono predisposti dei percorsi costantemente aggiornati.

DIZIONARIO BIOGRAFICO DEI VENEZIANI

In Italia esistono già dei repertori biografici, dal monumentale Dizionario Biografico degli Italiani edito dalla Treccani, così accurato e preciso da avanzare assai lentamente, a Dizionari focalizzati su argomenti specifici (ad esempio la Resistenza). Ma ad oggi non esiste un dizionario biografico limitato territorialmente a Venezia e Mestre e focalizzato sulle persone che si siano impegnate in politica. La stesura di un dizionario è di certo un lavoro titanico che non può essere affrontato unicamente con le forze interne alla Fondazione. Ecco perché l'idea di utilizzare, supportati dalla tecnologia WKI, un sito concepito nel suo insieme per divenire uno strumento di lavoro collettivo: chiunque potrà inserire le voci di personaggi specificandone il più minutamente possibili ruoli e incarichi ricoperti. Il progetto è stato pensato infatti per una adeguata e approfondita conoscenza della dimensione politica locale attraverso il censimento di “chi” e con “quali ruoli”. L'ambizione è quella di, con l'aiuto e la partecipazione di tutti, redigere nel più breve tempo possibile uno strumento il più esauriente possibile che nel suo implementarsi sia sempre visibile a tutti così da essere utilizzabile da chiunque. Con l'accumulo delle informazioni sarà possibile rendere le diverse voci omogenee così da renderlo sempre più preciso e facilmente fruibile per studiosi di storia, ma anche per chi volesse fare degli studi sulle élites dirigenti a Venezia.

ARCHIVI DEI POLITICI VENEZIANI

L'Atlante ha anche l’obiettivo di individuare e se possibile “riscattare” archivi “politici” di indubbio valore a rischio di dispersione. La situazione generale è di fatti assai preoccupante. La crisi dei maggiori partiti italiani, verificatosi agli inizi degli anni novanta del secolo scorso, oltre a scuotere profondamente il sistema politico italiano, ha posto in primo piano la questione della salvaguardia del patrimonio archivistico prodotto dalle organizzazioni politiche che per oltre quaranta anni sono state le protagoniste della scena politica del paese. Mentre era in corso il tramonto del sistema dei partiti, era già chiaro che lo sfaldamento dei loro apparati avrebbe esposto il loro patrimonio documentario ad un depauperamento in molti casi irreversibile. Il 4 febbraio 1994 un folto numero di docenti universitari di storia contemporanea scrisse all’allora ministro dei beni culturali, Alberto Ronchey, una lettera che riferendosi alla situazione degli archivi di partiti politici e associazioni in qualche modo ad essi afferenti recitava: “ben sappiamo per esperienza personale che le fasi di passaggio e di trasformazione si traducono in genere, per ragioni oggettive (abbandono di sedi, vicende giudiziarie, diminuzione o scomparsa di personale adibito a certe funzioni), in un più o meno sistematico – e spesso involontario – depauperamento delle fonti documentarie concernenti la storia della vita associativa delle istituzioni che si trasformano o si estinguono. Ci rivolgiamo a Lei per chiederLe […] di prendere in considerazione un’iniziativa ministeriale volta a garantire in primo luogo la preservazione e a tempo debito –secondo le vigenti normative – la consultabilità di un patrimonio documentario che appare attualmente soggetto a rischi rilevanti e che costituisce una parte significativa della memoria storica nazionale”. Inoltre da un esame comparato degli statuti dei partiti politici presenti in Italia a livello nazionale, si evince che in nessuno di essi la materia “documentazione” o “archivio” ha mai avuto dignità statutaria, quindi i partiti non hanno previsto nelle proprie regole di vita interna norme concernenti l’obbligo di provvedere alla conservazione dei documenti prodotti. Si deve anche segnalare che da un punto di vista giuridico gli archivi dei partiti politici sono di natura privata e la vigente normativa prevede che siano soggetti alla tutela da parte dei competenti organi dello stato soltanto gli archivi privati dichiarati di notevole interesse storico. L’obiettivo primario è quello di trasportarlo in locali adatti alla sua conservazione. In seconda battuta si dovrà compiere il lavoro prettamente archivistico. L’obiettivo finale è creare un prodotto che, nel rispetto della migliore tradizione archivistica italiana, recepisca sia gli standard internazionali, che nel corso degli ultimi anni sono andati affermandosi, sia presenti uno spiccato orientamento alla valorizzazione dei contenuti informativi archivistici. Un prodotto che si sostanzi con la creazione e la messa in rete di strumenti di ricerca quali censimenti e inventari scientificamente rigorosi e dettagliati, compilati secondo i più aggiornati canoni professionali della descrizione archivistica e bibliografica. Un prodotto che sottolinei pure le affinità intrinseche di questo patrimonio con quello di realtà analoghe sul territorio al di là delle inevitabili fisionomie specifiche di storia e identità evitando l’isolamento e la compartimentazione di sapere e archivi nell’ottica di un “policentrismo della conservazione”.

 
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